ATTUALITA': "CON IL CARABINIERE DI QUARTIERE LE CITTA' SARANNO PIU' SICURE?" Il progetto venne subito inserito nel più ampio programma della "polizia di prossimità", la nuova filosofia del Dipartimento della pubblica sicurezza ispirita dalle esperienze degli Stati Uniti e della francia, che mira a consolidare il rapporto di fiducia con il cittadino. Egli deve avere la percezione della propria sicurezza, che gli venga data dalla rassicurante presenza di volanti di quartiere, da postazioni mobili, da forze dell' ordine appiedate, in bicicletta o a cavallo, poco importa. Vicini alla gente, capaci di percepirne i bisogni, i carabinieri di quartiere si muovono a piedi dotati di pistola, ma anche di radio e telefono cellulare per rispondere in tempo reale alle richieste dei cittadini. Vengono selezionati appositamente e specificatamente preparati per svolgere questa delicatissima funzione di prevenzione nel campo della sicurezza. Una figura familiare e rassicuramente che va ad affiancarsi alle volanti, alle pattuglie a cavallo, a quelle in moto e alle squadre investigative, istituita per garantire sicurezza e tranquillita ai cittadini e impegnata anche nei comuni più piccoli. La novità di questa iniziativa ha un valore doppio dal punto di vista comunicativo: ricorda ai cittadini che le istituzioni sono loro vicine e amiche, e al tempo stesso, manda un chiaro segnale alla criminalità. A confronto di questa teoria ci sono i dati ufficiali, che nelle zone dove è stato istituito il carabiniere di quartiere registrano un calo consistente di alcuni reati, in particolare di scippi, furti, borseggi e rapine. A oggi carabinieri e poliziotti di quartiere sono 3700 circa disloccati in tutte le province italiane ma lo scopo e quello di raggiungere le 5900 unità. Si tratta di un programma ambizioso, difficile da realizzare, anche costoso perchè le finanze scarseggiano, ma visti i buoni risultati raggiunti il governo spera di riuscire ad estendere la presenza dei carabinieri di quartiere in modo sempre più capillare. Francesco Speranza Segretario Provinciale di Milano e Capo divisione assistenza e sviluppo dell'associazione carabinieri in servizio pastrengo CONFEDERATO ASPES COSA SI CHIEDE A CHI A VOGLIA DI GOVERNARE BENE A chi si appresta a governare facciamo suonare un campanello di avvertimento. Di fatti, nel dibattito post-elettorale, tra i pochi temi concreti e non politichesi di cui si parla resta solo quello della diminuizione del costo del lavoro.Tema importante per la ripresa produttiva ma di per se insufficiente a invertire la caduta dei consumi e il depauperamento dei redditi che ha colpito 17 milioni di anziani e l'intera platea delle famiglie popolari. Una stabile ripresa dell'economia non può che passare attreverso una forte politica di coesione sociale, di cui la costituzione del Fondo di solidarietà per i non - autosufficienti, sarebbe testimonianza emblematica ed apprezzabile più che mai. Cosa si chiede questo governo: 1. Recupero periodico del potere di acquisto delle pensioni secondo la modalità del decreto legislativo Amato (503/1992, art. 11, comma 2 ) che preveda a questo scopo la formulazione della legge finanziaria annuale. 2. Tutela specifica dei consumi essenziali degli anziani, attraverso l'individuazione di un paniere di beni e servizi da garantire automaticamente contro il caro vita. 3. Costituzione del fondo di solidarietà verso i non - autosufficienti finanziato con risorse della fiscalità generale, secondo le modalità di cui alla legge di iniziativa popolare e che il nuovo parlamento deve assumere con la massima serenità augurabilmente in accordo tra maggioranza e l'opposizione. C'è però una seconda e più larga serie di problematiche che ha nei pensionati e negli anziani la punta emergente e più dolente. Ci riferiamo alla politica sociale complessiva, alla sua essenza qualitativa che vogliamo più giusta, civile e avanzata. E questo è il cuore dei temi della equità della coesione, della pari dignità, delle pari opportunità di accesso alle prestazioni dello stato sociale, come anche del protagonismo delle generazioni anziane. E qui vanno segnalate: 1. Le disparità che tuttora odiosamente discriminano gli anziani dinanzi al fisco rispetto gli altri contribuinti (i due diversi livelli di esenzione della no-tax area); 2. Una politica sanitaria che, al di là della sua copertura complessiva, riserva alla cronicità ed alla geriatria, per esempio, un trattamento da cerentola; 3. Una politica abitativa oggetivamente escludende ed insensibile verso le esigenze dei più vecchi e dei più soli, in particolare le donne che hanno la "colpa" di sopravvivere a chi magari hanno hanno assistito fino allo stremo delle loro energie. Gli anziani non verranno mai meno ai principi della solidarietà intergatoriale e popolare. E come potrebbero infatti restare tiepidi rispetto alla disoccupazione giovanile che colpisce figli e nipoti? Gli anziani si aspettano che tale tensione positiva cresca in reciprocità, a vantaggio di un paese augurabilmente un pò migliore di quello in cui viviamo oggi. FRANCO VENETO (Presidente ASPES)
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